S/Murare aderisce al progetto Orchestra Senza Confini

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VoxFem all’Università di Bari

Dissotterrare la voce creativa delle donne è possibile.

Lourdes Pérez e Annette D’Armata parlano di VoxFem, il global podcast/showcase di musica e arte, all’Università di Bari (13 dicembre 2018).

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L’articolo apparso su Il Tacco d’Italia:

 

S/Murare il Mediterraneo aderisce all’appello

Risultati immagini per il manifesto

In piazza il 27 ottobre, con i migranti per fermare la barbarie

In Italia e in Europa risuonano forti campanelli di allarme. I princìpi di civiltà e di convivenza democratica sono tornati a essere bersagli di chi vuole dividere, reprimere, escludere, cacciare.
Razzismo e xenofobia vengono ogni giorno instillati tra gli italiani del Nord e quelli del Sud, e si diffondono nelle città e nelle periferie sociali.
Ma se prima si trattava soltanto di segnali universalmente considerati negativi, adesso i sintomi sono rappresentativi di un’involuzione profonda. E fanno paura.

A fronte di un cambiamento così preoccupante, è necessario intensificare ed estendere la risposta di popolo contro le violenze, i soprusi, le prepotenze che scendono dall’alto come una nera cappa che copre il nostro Paese. Una risposta in nome dei diritti, del rispetto, del senso di umanità che non possiamo e non dobbiamo smarrire.

I PRIMI SEGNALI di un’alternativa sono arrivati con la reazione all’attacco a Riace e al suo sindaco Mimmo Lucano e con la straordinaria sottoscrizione per permettere l’accesso alla mensa e ai servizi di trasporto, ai bambini figli di cittadini stranieri, negati da un’ordinanza dalla Sindaca di Lodi. Così come con la grande risposta delle magliette rosse, con la manifestazione a Catania per pretendere lo sbarco e il soccorso dalla nave Diciotti, con la straordinaria partecipazione alla marcia della pace Perugia-Assisi e il grande consenso che sta raccogliendo il progetto Mediterranea.

DA PIÙ PARTI viene la richiesta di una battaglia di civiltà, in difesa della democrazia costituzionale. E contro le diseguaglianze, contro le povertà, sociali e culturali che i ministri dell’odio manipolano, strumentalizzando il disagio e la sofferenza che coinvolgono milioni di italiani, per rivolgere la rabbia nei confronti delle persone più deboli dei nostri tempi: i migranti.
A questa gente, a milioni di donne, uomini, bambini viene negato qualsiasi diritto. È un’umanità che fugge da fame, povertà, guerre, terrore. Di questo immenso popolo, una piccola parte vorrebbe venire in Italia, anche solo per attraversarla. Lo vorrebbe fare rivolgendosi agli Stati, legalmente e senza rischiare la vita. Ma leggi e politiche sempre più proibizioniste e liberticide producono morte e sofferenza e alimentano la criminalità e le mafie.

IN ITALIA soffia un vento furioso di propaganda e, peggio, di violenza. Il limite della intolleranza si traduce in forme di aggressione e regressione sempre più gravi. I migranti diventano ostaggi, nemici, gente pericolosa. Insultati, picchiati, feriti da armi da fuoco, concentrati in centri invivibili. Adulti, minori, donne sole, bambini trovano in Italia un’ostilità crescente. E come se non bastassero il blocco delle navi e il boicottaggio delle Ong, il governo approva un decreto che, se accolto dal Parlamento, metterebbe ancora più a rischio la loro vita.
Un Decreto che punta a demolire il diritto d’asilo, a consegnare ai privati l’accoglienza puntando sui grandi centri che alimentano corruzione e razzismo, scaricando sui territori costi, disagio e tensione sociale.

EPPURE, nonostante le difficoltà politiche, nonostante i dubbi, nonostante le divisioni, tanti italiani sono disposti a fare argine al drammatico dilagare di comportamenti “cattivi”, che non avevamo ancora mai visto prima verso i più indifesi. Ma c’è di peggio, perché chi perseguita i deboli non se ne vergogna. Ostentando e stimolando odio.

A QUESTA VASTA area democratica, religiosa e laica, spetta il compito di tenere alta la bandiera della civiltà, della pace, della convivenza tra diversi, della democrazia. La chiesa di Papa Francesco interpreta con lucidità i tempi presenti. Il mondo cattolico, con le sue strutture e i suoi giornali, insieme alle tante associazioni sono già impegnati in aiuto dei migranti e in prima fila contro razzismo e xenofobia. Altrettanto il mondo laico: donne, uomini, giovani e meno giovani, compagne e compagni, preoccupati e convinti della necessità di dare un’ampia e forte risposta alla crescente barbarie.

È IL TEMPO di compiere un primo, grande, passo. Tutti insieme. E possiamo farlo manifestando il 27 ottobre 2018, non in una ma dieci, cento città.

Per adesioni: conimigranticontrolebarbarie@gmail.com

Hanno finora aderito

Actionaid, Aidos, Anpi, Antigone, Aoi, Arci, Arcs, Avvocato di strada, Baobab experience, Cefa, Centro Astalli, Cgil, Cipsi, Cittadinanzattiva, Cnca, Cocis, Comitati Dossetti per la costituzione, Concorditalia, Cospe, Dokita, Focsiv, Focus Casa dei diritti sociali, Forumsad, Gruppo Abele, Gus, il manifesto, Intersos, Januaforum, Legambiente, Libera, Link2007, Lunaria, Moltivolti, Osservatorio aids-diritti salute, Oxfam, Proactiva open arms, Rete degli studenti medi, Terres des Hommes, Statewatch, Uil, Udu, Uisp, Un Ponte per, Vim

E inoltre: Ginevra Bompiani, Luciana Castellina, don Luigi Ciotti, Raniero La Valle

Dalla parte di Mimmo Lucano

In migliaia di a Riace a dare solidarietà a Mimmo Lucano Il sindaco è stato arrestato martedì scorso per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

Dalla parte di Mimmo Lucano

Mimmo Lucano, sindaco di Riace, è accusato dalla Procura della Repubblica di Locri di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Disposto a conclusione di un’inchiesta bizzarramente denominata “Xènia” – un termine che nell’antica Grecia indicava l’usanza dei signori di offrire doni ai propri ospiti –, il provvedimento ha tutta l’aria di essere una operazione strumentale, se non intimidatoria, mirante a scoraggiare un modello di accoglienza (apprezzato anche dai media e dalla stampa internazionali), che è stato sviluppato con risorse limitate ma con visionario coraggio in una terra, “difficile”, come si suol dire  della Calabria, che, come ha detto bene lo stesso Lucano, “è ancora dentro la questione meridionale e non ne riesce a uscire”.

Lucano è stato arrestato per aver organizzato con la collaborazione della compagna, Tesfahun Lemlem, uno o più “matrimoni di comodo” tra donne africane e cittadini italiani, e per aver affidato senza gara il servizio di raccolta rifiuti alle due cooperative sociali nate a Riace per dare lavoro ai cittadini riacesi e ai migranti. Secondo l’impianto accusatorio disposto dal Giudice per le indagini preliminari di Locri, il sindaco di Riace sarebbe un soggetto “avvezzo a muoversi tra lecito e illecito” – un confine che pure il Gip riconosce “sottile”, vago, confuso in materia di accoglienza. “L’indagato vive oltre le regole, che ritiene d’altronde di poter impunemente violare nell’ottica del ‘fine giustifica i mezzi’; dimentica, però, che quando i ‘mezzi’ sono persone il ‘fine’ raggiunto tradisce, tanto paradossalmente quanto inevitabilmente, questi stessi scopi umanitari, che hanno sorretto le proprie azioni…”: così si legge nelle capziose motivazioni del Gip.

Ci pare di individuare in queste ultime righe una vistosa opacità: è proprio in nome dell’umanità come valore inderogabile e fine ultimo di ogni processo politico che questo amministratore locale si è mosso sin da quando, nel 2004, è stato eletto sindaco di questo paesino della Locride, noto fino a quel momento solo per il ritrovamento dei famosi Bronzi. Crediamo piuttosto che ciò che si intende colpire con l’arresto di Lucano sia l’idea stessa di Riace, cioè la possibilità di creare dal nulla una comunità che, abbattendo gli steccati dell’ideologia sovranista, proponga un modello di integrazione a dimensione umana, cooperativa, prossimale, lontano da ogni rischio di ghettizzazione e dagli stessi sistemi convenzionali dell’accoglienza, in quanto concepito nel segno della concretezza, dell’autonomia, della sostenibilità. L’arresto di Lucano rischia di vanificare un esempio autentico di rigenerazione territoriale avulsa da ogni logica clientelare e alimentata da una visione profondamente democratica della giustizia, che non teme di passare attraverso gesti di disobbedienza civile, se questi sono il prezzo da pagare per tentare di creare un progetto sociale e culturale accogliente, alternativo a quello attuale.

“Ora viviamo l’epoca dei muri, dei campi di internamento, dei lager libici, degli odi superficiali, di una regressione delle coscienze – ha dichiarato Lucano in una magistrale intervista a MicroMega –. “Allora, il messaggio che viene da una piccola comunità dove c’è una storia di emigrazione, perché noi in passato stiamo stati emigranti (e troppo spesso ce lo dimentichiamo), è di non rimanere indifferenti a ciò che ci circonda”.

Forse Mimmo Lucano è stato arrestato per il reato di mancata indifferenza. Forse Lucano è stato arrestato per aver tentato a buttar giù, almeno nel suo piccolo territorio, una porzione di quel muro che circonda le nostre coscienze e soprattutto le vite dei migranti, che hanno trovato a Riace un riparo dalle intemperie razziste e fasciste di oggi.

Mimmo Lucano libero!

Viviamo in un mondo feroce, in una società atomizzata, tra individui/e che la crisi capitalistica materiale, sociale, culturale ha reso sospettosi (usiamo non a caso il maschile) gli uni degli altri, nemici delle differenze, degli stranieri accusati di insidiarci sicurezze e averi. L’ordine patriarcale inventò le città per le comunità a dominio maschile, le recintò con mura, le protesse con uomini armati, collocando fuori dalle mura malati, diversi, stranieri, vagabondi, streghe..
L’ordine patriarcale ha costruito gli stati-nazione con le stesse logiche: quelle di includere per escludere.
Il mar Mediterraneo, da ponte tra le terre, è diventato il cimitero di quanti/e si spingono fuori dalle loro terre per ragioni economiche, sociali, climatiche, religiose, tentando di raggiungere terre più “sicure”. Ma gli uomini di queste terre diventano sempre più feroci, governati da mediocri personaggi che giocano con le loro vite in cambio di consenso elettorale. A est ai confini dell’Ungheria, a Sud ai confini delle penisole europee, a Nord lungo le Alpi, a ovest a Ventimiglia. Mentre in Usa il confine è ancora a Sud,in Messico. Molto spesso questi governanti feroci sono gli stessi che negano alle donne (europeissime) diritti e libertà di scelta sul proprio corpo.
Il corpo vulnerabile di chi è illegale per decreto, il corpo delle emigranti e degli emigranti: privati del diritto di salire su navi, aerei, treni, costretti ad esporsi allo sfruttamento dei trafficanti. Le più vulnerabili sono le donne: vendute, stuprate, incatenate al loro ruolo riproduttivo. Sono le donne a cui l’oppressione della religione e dei tiranni sottrae la cura della salute, la libertà e l’autodeterminazione, il desiderio di muoversi, la libertà dei corpi. E’ un reato attraversare un confine geografico,come è un reato attraversare il confine della eteronormatività, del cosiddetto decoro delle piazze e delle città, attraversare i confini delle cosiddette identità, maschere e convenzioni sociali e simboliche governate dal dominio del conformismo.
Noi ci ribelliamo
Siamo vicine a donne e uomini che manifesteranno il prossimo 14 luglio a Ventimiglia, contro la ferocia armata delle frontiere e per il permesso di soggiorno europeo e aderiamo all’appello di Progetto20K. Ci ribelliamo contro i nostri governanti, armati di banale e miope ferocia o ipocritamente travestiti da tolleranti, carità, pietismo.
Molte di noi hanno attraversato frontiere e confini in tempo di pace e in tempo di guerra, praticando una formidabile, potente obiezione alle patrie grandi e piccole, alle comunità chiuse, ai recinti. Per noi non esistono stranier*. Chi vuole visitarci deve avere la possibilità materiale, legale, politica di incontrarci. Deve ricevere permessi, documenti, assistenza, accoglienza. Ospitalità. E’ questo l’unico modo per salvare i naufraghi e le naufraghe da trafficanti e custodi armati e insieme a donne e uomini europei/e poter cercare e trovare lavoro, casa, salute, dignità.
I comandanti delle navi delle ONG bene fanno a disobbedire alle varie guardie costiere che gli ordinano di riportare i naufraghi in Libia. Lì ci sono governanti che, dopo anni di colonizzazione e di sfruttamento, hanno aggiunto alla loro la ferocia dei colonizzatori ‘civili’.
Per il movimento trans femminista transnazionale non devono esistere le frontiere e i confini. Come è detto bene nel nostro Piano femminista, le donne del mondo (e gli uomini) devono essere libere di restare, libere di muoversi.
Non Una di meno Bari

L’appello di Roberto Saviano: “Rompiamo il silenzio contro la menzogna”

L'appello di Roberto Saviano: "Rompiamo il silenzio contro la menzogna"“Perché vi nascondete? Scrittori e medici, attori e youtuber: tutte le persone pubbliche, chiunque abbia la possibilità di parlare a una comunità deve sentire il dovere di prendere posizione. Non abbiamo scelta. Oggi tacere significa dire: quello che sta accadendo in questo paese mi sta bene”