I segni che lascia Pier Paolo Frassinelli

Pier Paolo Frassinelli, nostro compagno di viaggio in questo gruppo di ricerca, è venuto a mancare il 12 novembre 2021 durante il periodo della sua ultima fellowship al Stellenbosch Institute for Advanced Studies in Sud Africa.

Tramortiti dalla notizia, riusciamo solo adesso a pubblicare in sua memoria un ricordo di Luigi Cazzato.

Pier Paolo a Taranto nel 2019

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Esiste una sconfitta pari al venire corroso
Che non ho scelto io ma è dell’epoca in cui vivo
La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere
La morte
è insopportabile per chi non deve vivere

Lode a Mishima e a Majakovskij
Lode a Mishima e a Majakovskij
Lode a Mishima e a Majakovskij
Tu devi scomparire anche se non ne hai voglia
E puoi contare solo su te

“Morire”, CCCP Fedeli Alla Linea

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Era giunto in Sudafrica dalle Isole Britanniche (Inghilterra e Irlanda) dopo aver conseguito i suoi studi all’Università di Pisa, insieme a chi indulge in questi dati (auto)biografici. Eravamo entrambi iscritti alla facoltà di Lingue e Letterature Moderne: io agli sgoccioli del mio percorso, lui all’inizio, entrambi strappati dalle biblioteche e catapultati dal vento della storia nel movimento studentesco “La Pantera”, che irruppe nelle aule accademiche agli inizi del 1990. Fu un movimento politico nato nella polvere provocata dal crollo del Muro di Berlino e come reazione alla prima delle tante leggi (il DDL Ruberti) che hanno lentamente ma inesorabilmente portato all’attuale condizione “semi-aziendalista” dell’Università italiana. Entrambi legati dalla passione per gli studi letterari e alla comune docente di riferimento, la prof.ssa Carla Dente, ci trovammo, benché sfasati temporalmente, in Terra d’Albione: lui a Southampton, io a Leicester. Poi io tornai in Italia e lui, dopo il lungo passaggio in Irlanda, approdò in Sudafrica all’University of the Witwatersrand, aggiungendosi ai tanti della diaspora dei cosiddetti “cervelli in fuga”.

Ma chi era Pier Paolo Frassinelli lo capiamo meglio attraverso le sue parole nell’intervista “Borders, Media and Racial Politics in the Age of Covid-19: A South-South Dialogue” (Textus, XXXIV, 2, 2021).

“I moved to South Africa in 2003 and in the last decade I have travelled to Italy regularly – not only to see my Italian family, but also increasingly to attend conferences and give talks at various Italian universities and events. These visits have been very important to me. They have given me an opportunity to rethink the concept and practice of translation in lived and embodied ways” (181).

Nel 2011 è stato co-curatore di Traversing Transnationalism: The Horizons of Literary and Cultural Studies. Qui il passaggio dagli studi letterari a quelli culturali era in corso, ma è nel 2014 che compie un’ulteriore migrazione, passando da questi ultimi agli studi sulla comunicazione e i media, o a quelli che lui preferiva chiamare media comparative studies. Come egli stesso spiega:

“As I moved to my new disciplinary location, I learned to appreciate the importance of integrating the study of texts and discourses with that of the media, technologies, social relations and political economy involved in their production, circulation and consumption: to pay attention to how the texts one studies are produced, circulated and consumed, the value chains in which they are inserted, and who reads (or doesn’t read) them and why. I have also learned to think seriously about media convergence: of how today words, speech, music, videos and images are mixed and remixed and compete for attention on the screens of our digital devices, creating new languages, modes of engagement, codes and forms of attention” (180).

Soprattutto, nel suo andirivieni fra nord e sud del mondo e nei suoi preziosi atti di traduzione da una latitudine all’altra, era consapevole di come il suo lavoro fosse “an attempt to problematise how Southern Africa is represented and theorised in the Global North, and the work of translation required to challenge Northern theoretical hegemony and find a decolonial gaze to look back at it” (182).

In questo sforzo di decolonizzare lo sguardo del nord-ovest del mondo, Pier Paolo Frassinelli ha contribuito in modi fondamentali, soprattutto ponendo l’accento sulla politica della traduzione in relazione alle migrazioni e ai confini murati degli stati-nazione, della asfissiante retorica della lingua pura e dell’identità altrettanto pura. Lo ha fatto rendendo visibile l’attuale ordine politico del capitalismo neoliberista o neoautoritario che attanaglia le vite di molti, soprattutto dei più deboli. Pier Paolo conclude la sua intervista, affermando: “In relation to building communities and new forms of political subjectivity across borders, I find the idea of cura, of taking care of each other, of what some African and Black feminists describe as an “ethics of care”, very productive” (184).

Spesso, i demoni della nostra esistenza possono avere la meglio sulle nostre passioni, che riusciamo a condividere più dei primi, mentre consegniamo a un silenzio assurdo e assordante il momento in cui decidiamo di congedarci dalla pagliacciata della vita, come ci ha sempre ricordato Shakespeare.

Out, out, brief candle!

Life’s but a walking shadow, a poor player,

That struts and frets his hour upon the stage,

And then is heard no more. It is a tale

Told by an idiot, full of sound and fury,

Signifying nothing.

(Macbeth, Atto V scena V)

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