“Frontiera/Frontiere: Conversazioni su confini e migrazioni tra il Mediterraneo e l’Atlantico”

A partire dal numero 32/2021, RSA Journal (Rivista di Studi Americani e Journal of the Italian Association of North American Studies) ospita un Forum a puntate su questo tema. Qui di seguito l’introduzione di Valerio Massimo De Angelis e l’articolo di Tommaso Detti “Da Sud a Nord? I fenomeni migratori”.

de genere – Rivista di studi letterari, postcoloniali e di genere

Call for papers

Ricerche per Lidia: il femminismo nelle arti visive, nel corpo, nelle migrazioni, nella fantascienza, nel presente e futuro interspecie

A cura di Marta Cariello (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”) e Serena Guarracino (Università degli Studi dell’Aquila)

La scomparsa di una Maestra lascia sempre il senso di un dialogo interrotto, una tessitura sfilacciata, un ripiglino (il gioco di intrecci alla base di Staying with the Trouble di Donna Haraway) a cui sfugge una maglia. Senza sperare di colmare questo vuoto, ci sembra però necessario trasformarlo in uno spazio di ricerca e relazione, che permetta al dialogo di continuare, al ripiglino di mutare in nuove, straordinarie forme. Per questo, per il prossimo numero di de genere, invitiamo contributi che, nel solco profondo e prolifico della ricerca di Lidia Curti, esplorino i temi delle arti visive, del corpo, delle migrazioni, della fantascienza in chiave femminista, o xenofemminista. La ricerca della voce subalterna, femminile o queer, ha attraversato tutta l’opera di ricerca e scrittura di Lidia Curti, dai lavori sul teatro, la televisione e il cinema, alla ricerca sul corpo e/come scrittura, alle tracce narranti delle migranti, alla futurità femminile e sempre “altra”, fino allo sguardo al presente e al futuro interspecie, oltre i legami antropocenici. Il femminismo di Lidia Curti è la richiesta allə allievə, in ogni lettura, in ogni scrittura, in ogni tipo di testualità studiata, di “cercare sempre la donna”, dove “donna” non è mai stata una designazione meramente biologica bensì una posizionalità, una soggettivazione che pur con il passare delle epoche e le metamorfosi del pensiero non ha mai derogato all’agire politico, alla ricerca come forma di militanza. Il femminismo diventa così una chiave relazionale per leggere il mondo e stare al mondo, fuori dalle asimmetrie soggetto-oggetto, è apertura, pratica e comunità. Gli articoli che invitiamo a proporre non vorranno essere una celebrazione o un ricordo personale, ma una ricerca della “voce dell’altra”, la voce o il corpo queer, nella traccia lasciata da Lidia Curti, segno di penna aperto a continuare la scrittura. Abstract di 300 parole (in inglese, italiano o francese) devono essere inviati a: degenere.journal@gmail.com e in CC a: marta.cariello@unicampania.it e serena.guarracino@univaq.it, insieme ad un elenco di riferimenti bibliografici e una breve nota biografica. Per le linee guida per l’invio di una proposta ed altre informazioni controllate la nostra pagina con le linee guida.

Invio delle proposte: 30 luglio 2022

Invio degli articoli: 30 ottobre 2022

Perché il pensiero corre subito a Franco Cassano

Mentre le bombe cadono su Kiev, non è semplice sottrarsi alle emozioni che una guerra scatena mietendo oltre alle vittime sul campo anche quelle fuori da esso. Una di queste vittime è la ragionevoleza. Non la ragione astratta ma la capacità concreta del suo esercizio.

Di Luigi Cazzato (Corriere del Mezzogiorno – Puglia, 16 marzo 2022)

I segni che lascia Pier Paolo Frassinelli

Pier Paolo Frassinelli, nostro compagno di viaggio in questo gruppo di ricerca, è venuto a mancare il 12 novembre 2021 durante il periodo della sua ultima fellowship al Stellenbosch Institute for Advanced Studies in Sud Africa.

Tramortiti dalla notizia, riusciamo solo adesso a pubblicare in sua memoria un ricordo di Luigi Cazzato.

Pier Paolo a Taranto nel 2019

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Esiste una sconfitta pari al venire corroso
Che non ho scelto io ma è dell’epoca in cui vivo
La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere
La morte
è insopportabile per chi non deve vivere

Lode a Mishima e a Majakovskij
Lode a Mishima e a Majakovskij
Lode a Mishima e a Majakovskij
Tu devi scomparire anche se non ne hai voglia
E puoi contare solo su te

“Morire”, CCCP Fedeli Alla Linea

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Era giunto in Sudafrica dalle Isole Britanniche (Inghilterra e Irlanda) dopo aver conseguito i suoi studi all’Università di Pisa, insieme a chi indulge in questi dati (auto)biografici. Eravamo entrambi iscritti alla facoltà di Lingue e Letterature Moderne: io agli sgoccioli del mio percorso, lui all’inizio, entrambi strappati dalle biblioteche e catapultati dal vento della storia nel movimento studentesco “La Pantera”, che irruppe nelle aule accademiche agli inizi del 1990. Fu un movimento politico nato nella polvere provocata dal crollo del Muro di Berlino e come reazione alla prima delle tante leggi (il DDL Ruberti) che hanno lentamente ma inesorabilmente portato all’attuale condizione “semi-aziendalista” dell’Università italiana. Entrambi legati dalla passione per gli studi letterari e alla comune docente di riferimento, la prof.ssa Carla Dente, ci trovammo, benché sfasati temporalmente, in Terra d’Albione: lui a Southampton, io a Leicester. Poi io tornai in Italia e lui, dopo il lungo passaggio in Irlanda, approdò in Sudafrica all’University of the Witwatersrand, aggiungendosi ai tanti della diaspora dei cosiddetti “cervelli in fuga”.

Ma chi era Pier Paolo Frassinelli lo capiamo meglio attraverso le sue parole nell’intervista “Borders, Media and Racial Politics in the Age of Covid-19: A South-South Dialogue” (Textus, XXXIV, 2, 2021).

“I moved to South Africa in 2003 and in the last decade I have travelled to Italy regularly – not only to see my Italian family, but also increasingly to attend conferences and give talks at various Italian universities and events. These visits have been very important to me. They have given me an opportunity to rethink the concept and practice of translation in lived and embodied ways” (181).

Nel 2011 è stato co-curatore di Traversing Transnationalism: The Horizons of Literary and Cultural Studies. Qui il passaggio dagli studi letterari a quelli culturali era in corso, ma è nel 2014 che compie un’ulteriore migrazione, passando da questi ultimi agli studi sulla comunicazione e i media, o a quelli che lui preferiva chiamare media comparative studies. Come egli stesso spiega:

“As I moved to my new disciplinary location, I learned to appreciate the importance of integrating the study of texts and discourses with that of the media, technologies, social relations and political economy involved in their production, circulation and consumption: to pay attention to how the texts one studies are produced, circulated and consumed, the value chains in which they are inserted, and who reads (or doesn’t read) them and why. I have also learned to think seriously about media convergence: of how today words, speech, music, videos and images are mixed and remixed and compete for attention on the screens of our digital devices, creating new languages, modes of engagement, codes and forms of attention” (180).

Soprattutto, nel suo andirivieni fra nord e sud del mondo e nei suoi preziosi atti di traduzione da una latitudine all’altra, era consapevole di come il suo lavoro fosse “an attempt to problematise how Southern Africa is represented and theorised in the Global North, and the work of translation required to challenge Northern theoretical hegemony and find a decolonial gaze to look back at it” (182).

In questo sforzo di decolonizzare lo sguardo del nord-ovest del mondo, Pier Paolo Frassinelli ha contribuito in modi fondamentali, soprattutto ponendo l’accento sulla politica della traduzione in relazione alle migrazioni e ai confini murati degli stati-nazione, della asfissiante retorica della lingua pura e dell’identità altrettanto pura. Lo ha fatto rendendo visibile l’attuale ordine politico del capitalismo neoliberista o neoautoritario che attanaglia le vite di molti, soprattutto dei più deboli. Pier Paolo conclude la sua intervista, affermando: “In relation to building communities and new forms of political subjectivity across borders, I find the idea of cura, of taking care of each other, of what some African and Black feminists describe as an “ethics of care”, very productive” (184).

Spesso, i demoni della nostra esistenza possono avere la meglio sulle nostre passioni, che riusciamo a condividere più dei primi, mentre consegniamo a un silenzio assurdo e assordante il momento in cui decidiamo di congedarci dalla pagliacciata della vita, come ci ha sempre ricordato Shakespeare.

Out, out, brief candle!

Life’s but a walking shadow, a poor player,

That struts and frets his hour upon the stage,

And then is heard no more. It is a tale

Told by an idiot, full of sound and fury,

Signifying nothing.

(Macbeth, Atto V scena V)

SUD CHIAMA SUD: POPOLI SENZA TERRA E BORGHI SENZA POPOLO. MIGRAZIONE E GENERE. Con Rossella Traversa, Ines Rielli, Franco Arminio e Mimmo Lucano.

25/11/2021, ore 18.30 ➡ Evento [in presenza presso il Bistrot Sociale Multietnico – Ethnic Cook (Redentore, Bari) e online su Zoom] di chiusura della rassegna ArchiviAzioni 2020-21, a cura di Archivio di Genere e Smurare il Mediterraneo (Università degli Studi di Bari Aldo Moro).

Si partirà dai risultati e dalle riflessioni di una ricerca per il progetto regionale “Sud chiama Sud” svolta da Rossella Traversa (Archivio di Genere) attraverso interviste ad esperti ed esperte del settore accoglienza e inclusione delle persone migranti nel Sud – il Sud si pone qui come posizionamento culturale mediterraneo, ma anche materico. Il lavoro quali-quantitativo ha fatto emergere l’importanza dell’accoglienza diffusa, dei piccoli centri cittadini in cui la solidarietà può avere più facilmente luogo.Di questo e altro Rossella dialogherà con Ines Rielli, femminista esperta di tratta e violenza intersezionale del Centro Antiviolenza e Accoglienza “Libera” di Lecce, chiuso nel 2016. Nella prima parte dell’incontro avremo così modo di avvicinarci ad un’esperienza unica, femminista di attenzione per le questioni di genere relative ai fenomeni migratori, quasi mai poste e affrontate nelle procedure di accoglienza e inserimento. Pur nella consapevolezza delle risorse limitate nel Sud Italia, insieme a Franco Arminio e Mimmo Lucano, ragioneremo quindi di come questo nostro Sud, di come i piccoli borghi in spopolamento del Sud nel Sud, stiano apprendendo, proprio attraverso e grazie al lavoro poetico-politico-immaginativo di un poeta-paesologo e di un sindaco che non si arrende, come trasformare il povero, il piccolo ma bello, l’essenziale in opportunità per creare nuove forme di convivenza e abitabilità, per immaginare comunità aperte all’interazione con gli e le arrivanti da altri Sud. I nostri Sud più ‘meridionali’, proprio in quanto non metropolitani, si configurano come possibilità, come preziosa soglia aperta per le donne e gli uomini che cercano un nuovo percorso di vita. Questo incontro finale della rassegna ArchiviAzioni, organizzato dall’Archivio di Genere “Carla Lonzi” in collaborazione con il progetto di ricerca attivista S/Murare il Mediterraneo (Università degli Studi di Bari Aldo Moro) e con il Forum delle Giornaliste del Mediterraneo – Mediterranean Women Journalists, rientra nella collaborazione col progetto SUD chiama Sud (a cura di Alma Terra), selezionato dal Programma regionale Cultura e Spettacolo 2020.

Ingresso gratuito, con green pass, posti limitati.

Per iscrizioni, inviare una mail ad: archiviodigenere@gmail.com, specificando la modalità di partecipazione all’evento, se online o in presenza.

Dichiarazione della Piattaforma S/Murare Palestina a sostegno dei difensori dei diritti umani palestinesi

S/Murare Palestina, un gruppo di accademici, giornalisti e attivisti impegnati sulla questione Israele/Palestina, condanna fermamente il decreto militare del governo israeliano del 19 ottobre 2021 che dichiara “organizzazioni terroristiche” sei organizzazioni palestinesi per i diritti umani impegnate nel territorio palestinese occupato (Cisgiordania, Gerusalemme e Gaza). 

S/Murare Palestina esprime la propria solidarietà verso le sei organizzazioni prese di mira  da quest’ultima iniziativa israeliana per criminalizzare coloro che cercano di informare e documentare (sul)le violazioni dei diritti palestinesi e del diritto internazionale.  Queste organizzazioni sono: Addameer, Al-Haq, Defense for Children International-Palestine, Union of Agricultural Work Committees, Bisan Center for Research and Development e Union of Palestine Women Committees.

Assieme all’organizzazione giordana ARDD ed il suo Global Network on the Question of Palestine, una coalizione internazionale di esperti impegnati sulla questione, anche Noi di Smurare Palestina diciamo alle organizzazioni palestinesi: “Non siete soli. La vostra causa è la nostra causa, la vostra libertà è la nostra libertà”.

Come dichiarato anche da Human Rights Watch e Amnesty International il 22 ottobre, il modo in cui la comunità internazionale risponderà a questo ennesimo attacco contro i diritti umani dei palestinesi sarà il banco di prova “della sua determinazione a proteggere i difensori dei diritti umani”.

 S/Murare aderisce  alla campagna di ARDD e del GNQP in cui si chiede che il governo israeliano revochi immediatamente e incondizionatamente il suo ordine militare del 22 ottobre 2021 che criminalizza le organizzazioni che tutelano i diritti umani. In questo appello, S/Murare Palestina si rivolge specificamente a:

– il Governo italiano, affinché condanni e si dissoci da quest’ennesimo assalto alla libertà dei palestinesi, ed esprima solidarietà ai difensori dei diritti umani operanti nella Palestina occupata;

– tutti i partner delle organizzazioni prese di mira in modo da prendere una posizione inequivocabile a loro appoggio e continuare a sostenere queste organizzazioni, soprattutto in questo momento di grande pressione;

– i governi che affermano che la loro politica estera promuove i diritti umani e protegge i difensori dei diritti umani affinché adottino misure concrete, individualmente e collettivamente, e s’impegnino affinché Israele revochi questo ordine militare. 

L’esperienza in Israele/Palestina dimostra che semplici dichiarazioni di rammarico, preoccupazione e persino condanna non accompagnate da conseguenti azioni politiche non fanno altro che sostenere l’impunità in Israele/Palestina.

S/Murare Palestina si augura che la Corte Penale Internazionale consideri con la necessaria serietà questi ulteriori sviluppi e che l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani e Mary Lawlor, in qualità di Relatrice Speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani, si uniscano a questo appello e intervengano per prevenire ulteriori flagranti abusi progettati per costringere la società civile palestinese a porre fine all’esercizio delle sue funzioni.