Dall’Ungheria, Paolo Orrù sulla comunicazione politica di oggi

«Parlare» di politica in rete. Aspetti linguistici della comunicazione online sulla pagina Facebook di Matteo Salvini

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Documento letto da una rappresentante del nostro gruppo, Armida Salvati, al Senato accademico dell’Università di Bari, sui gravi fatti dell’oggi

Il gruppo di ricerca S/Murare il Mediterraneo, che dal 2009 unisce docenti, studiosi e attivisti nella comune intenzione di promuovere una cultura dell’inclusione, della lotta a ogni forma di discriminazione, dell’abbattimento dei muri materiali e immateriali che mettono l’uno contro l’altro i popoli, chiede che il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Bari “A. Moro”, in quanto organi di governo dell’Ateneo e rappresentanti della comunità di docenti, personale tecnico amministrativo e studenti e responsabili della sua gestione politica e amministrativa, esprimano piena solidarietà agli equipaggi delle navi Sea Watch, a Mediterranea – Saving Humans e a tutte le navi della società civile che da anni nel Mediterraneo svolgono un prezioso lavoro di monitoraggio e tutela dei diritti e del diritto. Nel solco del diritto si è mossa l’azione della Comandante Carola Rackete, che ha risposto all’imperativo morale, prima che giuridico, del salvataggio dei naufraghi, posto che ogni evento di soccorso si può dichiarare concluso, secondo quanto stabilito dalle Convenzioni internazionali in materia, solo quando tutte le persone salvate sono portate in un luogo in cui la loro vita e la loro sicurezza non sono più a rischio.

Come si legge nel comunicato già approvato dall’Università di Torino, l’unico porto offerto alla Sea Watch 3 è stato quello di Tripoli: la capitale di un paese in guerra dove l’Onu ha dichiarato che ogni giorno si consumano “indicibili orrori” ai danni delle persone migranti. Non riconducendo in Libia i naufraghi soccorsi la capitana della nave ha semplicemente rispettato il divieto di refoulement, oltre che i principi più elementari di etica e umanità. A quel punto, nel rispetto del diritto internazionale e, segnatamente, della Convenzione di Amburgo, la capitana si è diretta verso l’isola di Lampedusa, porto sicuro, che consentiva una ragionevole deviazione di rotta.

Si chiede, altresì, che l’Università di Bari esprima preoccupazione per il clima di ostilità crescente contro le organizzazioni che si occupano del soccorso in mare, e si augura che sarà presto possibile tornare a discutere con ragionevolezza e umanità del tema delle migrazioni, analizzando tutte le cause che provocano i flussi migratori e smettendo di criminalizzare il salvataggio di vite umane. In questo senso crediamo che le Università abbiano una precisa responsabilità verso la società tutta nello stigmatizzare e combattere il clima di odio imperante, mettendo al servizio di tutti quegli strumenti scientifici che possano favorire la cultura dell’accoglienza.

La comunità scientifica e accademica non può più tollerare la diffusione di notizie e concetti errati a scopi di propaganda populistica.  Impegnati come siamo in attività didattica e di ricerca, che per loro natura sono antitetici a posizioni e atteggiamenti discriminanti, sentiamo di non poter più tacere e accettare che venga diffuso un clima di odio verso il prossimo, anche attraverso un linguaggio profondamente alterizzante (razzista, sessista e omofobo), che è contro i valori su cui abbiamo costruito i nostri studi e che trasmettiamo giorno per giorno nelle aule.

I rappresentanti del nostro paese e tutti coloro che svolgono un ruolo istituzionale o che indossano una divisa devono mantenere e diffondere un linguaggio verbale e non verbale di rispetto verso tutti. In Italia sta accadendo il contrario e questa deriva avvelena la nostra società, legittimando chiunque a denigrare, offendere, attaccare il prossimo.

Bisogna pretendere l’abbandono di queste posture, a partire “dall’alto” degli organi istituzionali, perché dal “basso” ci stiamo già lavorando da tempo.

 

Gianpaolo Altamura, Università di Bari “A. Moro”

Claudia Attimonelli, Università di Bari “A. Moro”

Giuseppe Campesi, Università di Bari “A. Moro”

Lorena Carbonara, Università della Calabria

Marta Cariello, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”

Luigi Cazzato, Università di Bari “A. Moro”

Laura Centonze, Università del Salento

Pier Paolo Frassinelli, School of Communication, University of Johannesburg

Giulia Maria Gallotta,  Università di Bari “A. Moro”

Rosita Maglie, Università di Bari “A. Moro”

Paolo Orrù, Università di Debrecen (HU)

Armida Salvati, Università di Bari “A. Moro”

Vincenzo Susca, Directeur du Département de Sociologie, Université Paul-Valéry – Montpellier

Anna Rita Taronna, Università di Bari “A. Moro”

Paola Zaccaria, Università di Bari “A. Moro”

 

Call for papers for special issue of New Global Studies

Visit: https://www.degruyter.com/view/j/ngs

Borders after the Fall of the Berlin Wall Edited by Melissa Tandiwe Myambo (University of the Witwatersrand) and Pier Paolo Frassinelli (University of Johannesburg)

Deadline for submissions of abstracts (maximum 500 words): 1 May, 2019

Deadline for submission of full papers (3,500 to 6,500 words): 1 August, 2019

Contact emails: pierpaolof@uj.ac.za; melissa.myambo@wits.ac.za

Topics and questions addressed by contributors may include but are not restricted to the following: – Walls and borders after the fall of the Berlin Wall; – The Janus-face of borders as inclusionary and exclusionary; – The social relations, places, spaces and practices produced by borders; – Border surveillance, digital monitoring and data mining; – (Social) media, the Internet and borders; – Borderlands, territoriality and sovereignty; – Postcolonial borders; – Histories of borders; – Borders and climate change, the planetary and the environment; – The north-south meta-border; – 1989, 9/11 and other temporal borders; – Language, translation and borders; – Social media, reality TV and the border between public and private, the intimate and the communal; – How do transnational migrants, diasporas, subnational groups like indigenous communities and other imagined, gaming, mobile, nomadic, virtual, religious communities (re)configure borders?