Dalla parte di Mimmo Lucano

In migliaia di a Riace a dare solidarietà a Mimmo Lucano Il sindaco è stato arrestato martedì scorso per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

Dalla parte di Mimmo Lucano

Mimmo Lucano, sindaco di Riace, è accusato dalla Procura della Repubblica di Locri di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Disposto a conclusione di un’inchiesta bizzarramente denominata “Xènia” – un termine che nell’antica Grecia indicava l’usanza dei signori di offrire doni ai propri ospiti –, il provvedimento ha tutta l’aria di essere una operazione strumentale, se non intimidatoria, mirante a scoraggiare un modello di accoglienza (apprezzato anche dai media e dalla stampa internazionali), che è stato sviluppato con risorse limitate ma con visionario coraggio in una terra, “difficile”, come si suol dire  della Calabria, che, come ha detto bene lo stesso Lucano, “è ancora dentro la questione meridionale e non ne riesce a uscire”.

Lucano è stato arrestato per aver organizzato con la collaborazione della compagna, Tesfahun Lemlem, uno o più “matrimoni di comodo” tra donne africane e cittadini italiani, e per aver affidato senza gara il servizio di raccolta rifiuti alle due cooperative sociali nate a Riace per dare lavoro ai cittadini riacesi e ai migranti. Secondo l’impianto accusatorio disposto dal Giudice per le indagini preliminari di Locri, il sindaco di Riace sarebbe un soggetto “avvezzo a muoversi tra lecito e illecito” – un confine che pure il Gip riconosce “sottile”, vago, confuso in materia di accoglienza. “L’indagato vive oltre le regole, che ritiene d’altronde di poter impunemente violare nell’ottica del ‘fine giustifica i mezzi’; dimentica, però, che quando i ‘mezzi’ sono persone il ‘fine’ raggiunto tradisce, tanto paradossalmente quanto inevitabilmente, questi stessi scopi umanitari, che hanno sorretto le proprie azioni…”: così si legge nelle capziose motivazioni del Gip.

Ci pare di individuare in queste ultime righe una vistosa opacità: è proprio in nome dell’umanità come valore inderogabile e fine ultimo di ogni processo politico che questo amministratore locale si è mosso sin da quando, nel 2004, è stato eletto sindaco di questo paesino della Locride, noto fino a quel momento solo per il ritrovamento dei famosi Bronzi. Crediamo piuttosto che ciò che si intende colpire con l’arresto di Lucano sia l’idea stessa di Riace, cioè la possibilità di creare dal nulla una comunità che, abbattendo gli steccati dell’ideologia sovranista, proponga un modello di integrazione a dimensione umana, cooperativa, prossimale, lontano da ogni rischio di ghettizzazione e dagli stessi sistemi convenzionali dell’accoglienza, in quanto concepito nel segno della concretezza, dell’autonomia, della sostenibilità. L’arresto di Lucano rischia di vanificare un esempio autentico di rigenerazione territoriale avulsa da ogni logica clientelare e alimentata da una visione profondamente democratica della giustizia, che non teme di passare attraverso gesti di disobbedienza civile, se questi sono il prezzo da pagare per tentare di creare un progetto sociale e culturale accogliente, alternativo a quello attuale.

“Ora viviamo l’epoca dei muri, dei campi di internamento, dei lager libici, degli odi superficiali, di una regressione delle coscienze – ha dichiarato Lucano in una magistrale intervista a MicroMega –. “Allora, il messaggio che viene da una piccola comunità dove c’è una storia di emigrazione, perché noi in passato stiamo stati emigranti (e troppo spesso ce lo dimentichiamo), è di non rimanere indifferenti a ciò che ci circonda”.

Forse Mimmo Lucano è stato arrestato per il reato di mancata indifferenza. Forse Lucano è stato arrestato per aver tentato a buttar giù, almeno nel suo piccolo territorio, una porzione di quel muro che circonda le nostre coscienze e soprattutto le vite dei migranti, che hanno trovato a Riace un riparo dalle intemperie razziste e fasciste di oggi.

Mimmo Lucano libero!

Il gruppo di ricerca “S/Murare il Mediterraneo” sbarca a Fasano (BR)

Il gruppo di ricerca “S/Murare il Mediterraneo” sbarca a Fasano (BR), al Teatro Sociale, all’interno della manifestazione organizzata dal quotidiano FasanoLive, “Terre di Mezzo”, il 26 gennaio.

I giornalisti di FasanoLive hanno intervistato la ricercatrice, parte del gruppo S/Murare, Lorena Carbonara (vincitrice del bando della Regione Puglia Future in Research) sui temi della migrazione, degli attraversamenti, delle contaminazioni e dell’accoglienza.
12605400_962817730432349_9071254807012686928_o

Rosita Maglie: “Towards a common, stereotype–free language: The representation of migrants on the web”

Rosita Maglie

Abstract. This study intertwines with a research area in cross-linguistic corpus-assisted discourse analysis which investigates the representation of migrants in the UK and Italian press (Baker 2007; Baker et al. 2008; Baker/ Gabrielatos/McEnery 2013; Morley/Taylor 2012; Rasinger 2010; Taylor 2009, 2014) and with PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants) initiative launched in June 2014 which promotes accurate and human terminology with reference to migrants. The abovementioned literature shows that press from countries that most pride themselves on their commitment to equality, human rights, and democracy (like the western European countries) are precisely those that, in the late twentieth century, invented a new status (‘illegal’) in order to deprive some of their residents of access to equality, human rights, and democracy. On the other hand, PICUM initiative encourages accurate, humane terminology and strictly avoids using the term ‘illegal migrant’. This study further investigates this terminological issue analyzing different blogs concerned with migration in the Mediterranean Sea (e.g. Fortress Europe and The charter of Lampedusa in Italian and English) as examples of good terminological practice since they cross language boundaries and migrate in different countries and cultures within the Mediterranean Sea, being always alert to inbuilt prejudice in the language used to describe ethnic minorities. The discourse about migration taken from the web can be considered as a major resource to support the promotion of accurate and human terminology, site of cosmo-political encounter, connectivity and conviviality where subjectivities are recognized, respected and re-humanized, act of linguistic knocking down of the walls of exclusion/inclusion that order and govern migration, and as an attitude of (r)esistence against the hegemonic discourse of politics and media that has always been re-proposing year after year the same categories of fear and welfarism, in order to at long last satisfy everybody’s desire to freely move and see new countries and meet new people (paper presented at the workshop “Media Discourse(s): Adaptation, Resilience and Mobility in the Context of Climate-induced Migration”, University of Naples L’Orientale, 9-10 April 2015)

Presentazione Napoli April (2)