Viviamo in un mondo feroce, in una società atomizzata, tra individui/e che la crisi capitalistica materiale, sociale, culturale ha reso sospettosi (usiamo non a caso il maschile) gli uni degli altri, nemici delle differenze, degli stranieri accusati di insidiarci sicurezze e averi. L’ordine patriarcale inventò le città per le comunità a dominio maschile, le recintò con mura, le protesse con uomini armati, collocando fuori dalle mura malati, diversi, stranieri, vagabondi, streghe..
L’ordine patriarcale ha costruito gli stati-nazione con le stesse logiche: quelle di includere per escludere.
Il mar Mediterraneo, da ponte tra le terre, è diventato il cimitero di quanti/e si spingono fuori dalle loro terre per ragioni economiche, sociali, climatiche, religiose, tentando di raggiungere terre più “sicure”. Ma gli uomini di queste terre diventano sempre più feroci, governati da mediocri personaggi che giocano con le loro vite in cambio di consenso elettorale. A est ai confini dell’Ungheria, a Sud ai confini delle penisole europee, a Nord lungo le Alpi, a ovest a Ventimiglia. Mentre in Usa il confine è ancora a Sud,in Messico. Molto spesso questi governanti feroci sono gli stessi che negano alle donne (europeissime) diritti e libertà di scelta sul proprio corpo.
Il corpo vulnerabile di chi è illegale per decreto, il corpo delle emigranti e degli emigranti: privati del diritto di salire su navi, aerei, treni, costretti ad esporsi allo sfruttamento dei trafficanti. Le più vulnerabili sono le donne: vendute, stuprate, incatenate al loro ruolo riproduttivo. Sono le donne a cui l’oppressione della religione e dei tiranni sottrae la cura della salute, la libertà e l’autodeterminazione, il desiderio di muoversi, la libertà dei corpi. E’ un reato attraversare un confine geografico,come è un reato attraversare il confine della eteronormatività, del cosiddetto decoro delle piazze e delle città, attraversare i confini delle cosiddette identità, maschere e convenzioni sociali e simboliche governate dal dominio del conformismo.
Noi ci ribelliamo
Siamo vicine a donne e uomini che manifesteranno il prossimo 14 luglio a Ventimiglia, contro la ferocia armata delle frontiere e per il permesso di soggiorno europeo e aderiamo all’appello di Progetto20K. Ci ribelliamo contro i nostri governanti, armati di banale e miope ferocia o ipocritamente travestiti da tolleranti, carità, pietismo.
Molte di noi hanno attraversato frontiere e confini in tempo di pace e in tempo di guerra, praticando una formidabile, potente obiezione alle patrie grandi e piccole, alle comunità chiuse, ai recinti. Per noi non esistono stranier*. Chi vuole visitarci deve avere la possibilità materiale, legale, politica di incontrarci. Deve ricevere permessi, documenti, assistenza, accoglienza. Ospitalità. E’ questo l’unico modo per salvare i naufraghi e le naufraghe da trafficanti e custodi armati e insieme a donne e uomini europei/e poter cercare e trovare lavoro, casa, salute, dignità.
I comandanti delle navi delle ONG bene fanno a disobbedire alle varie guardie costiere che gli ordinano di riportare i naufraghi in Libia. Lì ci sono governanti che, dopo anni di colonizzazione e di sfruttamento, hanno aggiunto alla loro la ferocia dei colonizzatori ‘civili’.
Per il movimento trans femminista transnazionale non devono esistere le frontiere e i confini. Come è detto bene nel nostro Piano femminista, le donne del mondo (e gli uomini) devono essere libere di restare, libere di muoversi.
Non Una di meno Bari